"Questa non è la storia della Bella Addormentata bensì quella di Malefica, la storia di una vittima che, da grande, troverà il modo di superare il male che le è stato inflitto da chi amava." [MyMovies.it]
Se c'è una cosa che non si può imputare ai grandi film Disney degli ultimi anni è quello di essere scontati; la casa di Topolino sta lentamente rivisitando le favole che l'hanno resa quella grande casa dei sogni per milioni e milioni di persone. Con una operazione commerciale partita alla grande con Alice in Wonderland (ma qualcosa già si muoveva in Come d'incanto) col suo miliardo d'incasso globale, e proseguita con l'adattamento del mondo di Oz (passando per l'altro enorme successo ottenuto da Frozen), Disney mostra con Maleficent il suo disegno, o progetto: le favole che la resero grande dagli anni '40 in poi vanno reinventate, ricodificate se vogliamo, per il pubblico dei bambini di oggi. E ad un pubblico abituato fin da subito all'idea che non esista una netta separazione tra ciò che è bianco e ciò che è nero, tra bene e male, assecondato dagli impulsi frenetici di televisione e internet, ecco che la figura del cattivo principale di una fiaba come La Bella Addormentata potrebbe scivolare via come l'olio sull'immaginario di queste avide e giovani menti.
Allora cosa fare? L'originale del 1959 basava la sua forza sul concetto del grande amore, quello sentimentale, ma aveva anche una forte spinta maschilista sulla crescita e maturazione della donna; Ecco allora che arriva il colpo di genio: utilizzare la metafora della madre-matrigna e racchiuderla in un'unica persona: Maleficent.
Alla luce di questi aspetti appare sensata la scelta della casa di produzione; il punto cardine rimane inalterato, il concetto è sempre quello del "vero amore", ma in un'epoca di crisi economica mondiale (e qui la strizzata d'occhi al pubblico più maturo) il lieto fine, quello basato sull'incontro amoroso tra un uomo e una donna, tra una principessa e il suo spasimante non ha mai una buona presa. L'unico vero amore diventa quindi quello incondizionato di una madre per la propria figlia (la figura della regina, e madre naturale di Aurora, non ha che poche battute), o in questo caso di una matrigna, cattiva ma allo stesso tempo buona: l'archetipo di ogni madre.
Sul lato prettamente visivo Robert Stromberg compie un lavoro tutto sommato credibile, figlio degli anni di esperienza (e di due premi Oscar) come scenografo e supervisore degli effetti speciali: il mondo da lui creato ha una sua identità precisa, popolato da figure gotiche e d'ispirazione medievale (le ali di Maleficent ricordano molto quelle di un pipistrello, e non a caso spunta anche il nome di Paul Dini tra gli autori dello script).
Dove invece ci sarebbe da recriminare è sulla sceneggiatura, che appare fin troppo sintetizzata, soprattutto nella parte iniziale, per rendere credibile fino in fondo il cambiamento psicologico dei personaggi e dove appare evidente la fase di riscrittura a riprese ormai ultimate che hanno colmato ma non troppo alcuni passaggi un po' spiazzanti.
In tutto questo emerge la prova di una brava Angelina Jolie che, più che con le espressioni facciali, stigmatizzate e codificate dalla CGI, lavora con la sua presenza scenica e con l'intonazione della voce. Una scelta di casting quanto mai azzeccata.

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