martedì 17 febbraio 2015

Oscar 2015: le previsioni!



A cinque giorni dalla fatidica notte degli Oscar, edizione 2015, ecco dunque le mie consuete previsioni che si concentreranno su chi sarà il candidato più probabile alla vittoria della mitica statuetta e su chi invece meriterebbe di portarsela a casa senza se e senza ma. 

Inutile dire che quella di quest'anno si presenta da subito come una delle edizioni qualitativamente più povere da molto tempo a questa parte, basti pensare alle esclusioni incredibili di film come Gone Girl, Lo sciacallo, Maps to the Stars a vantaggio di prodotti prevalentemente innocui come The Imitation Game, Still Alice o La teoria del tutto, costruiti su misura per le prestazioni del loro attore protagonista. 

Partiamo, allora, con le nostre previsioni!



MIGLIOR FILM
Vincerà: Boyhood
Meriterebbe di vincere: Grand Budapest Hotel

In quest'occasione sono dell'idea che l'Academy premierà il film maratona di Linklater, mentre alla regia gli verrà preferito Inarritu; si premierà dunque l'intero progetto filmico, di cui il regista texano è anche produttore; anche se con il cuore la mia statuetta sarebbe andata dritta a Wes Anderson e al suo gioiello, capace di garantire una perfezione stilistica e narrativa con una facilità disarmante. 



MIGLIOR REGIA
Vincerà: Alejandro Gonzalez Inarritu
Meriterebbe di vincere: Alejandro Gonzalez Inarritu

Primo premio con cui sarò assolutamente d'accordo con la probabile decisione dell'Academy; il premio al secondo messicano consecutivo alla regia (un anno fa andò ad Alfonso Cuaròn per Gravity) è un premio all'azzardo, alla visione di un regista che ha visto il piano sequenza infinito di Birdman come unico modo per girare una storia che, altrimenti, non sarebbe stata altrettanto sensazionale. Si premierà dunque la regia in senso stretto, quella che concerne la tecnica, piuttosto che quella intesa come timone alla basa di un'idea (Boyhood). 



MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Vincerà: Eddie Redmayne/Michael Keaton
Meriterebbe di vincere: Michael Keaton

L'Academy ama i ritorni, questo ormai lo sappiamo. Ama anche le rappresentazioni di geni resi menomati da qualche malattia caratterizzante (e di questo ci saremmo anche stufati), ecco perché quest'anno le performance di Redmayne e Keaton raggiungono la parità nella previsione; il grande ritorno c'è stato appena un anno fa (con McConaughey) e quelli delle statuette non amano ripetersi (vedi gli anni consecutivi de Il cacciatore e Apocalypse Now). Quindi, pistola alla tempia, direi che Redmayne si porterà a casa il premio, mentre il cuore vorrebbe vedere Keaton esultare trionfante e gridare a tutti: "I'M BATMAN"



MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Vincerà: Julianne Moore 
Meriterebbe di vincere: Julianne Moore

Su questo mi pare ci siano pochi dubbi, anche non avendo visto Still Alice; Hollywood ha deciso di premiare finalmente la sua rossa preferita. 



MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Vincerà: J.K. Simmons
Meriterebbe di vincere: Edward Norton

Anche su questo nessun dubbio, visto che Simmons ha vinto finora ogni premio possibile per il suo ruolo di matrice kubrickiana in Whiplash. Chi scrive l'ha preferito in performance meno "costantemente sopra le righe" come in Juno o Burn After Reading; La mia personale scelta ricade invece su Edward Norton, capace (come tutto il cast di Birdman) a dare una verve recitativa straordinaria a quella che in fondo è una versione distopica di se stesso.



MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

Vincerà: Patricia Arquette
Meriterebbe di vincere: Patricia Arquette

Anche qui nessun dubbio. Il cuore consegnerebbe spudoratamente la statuetta a Emma Stone, ma persino lui avrebbe il rimorso di averlo strappato ingiustamente alla Arquette che invecchia (e ingrassa) in Boyhood. Ridicolo che la Knightley e la Streep siano anche solo candidate.



MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Vincerà: Wes Anderson - Grand Budapest Hotel 
Meriterebbe di vincere: Wes Anderson - Grand Budapest Hotel

Pochi fronzoli, la sceneggiatura a scatole cinesi del caro Wes ha già vinto sia la mia testa che il mio cuore.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Vincerà: Graham Moore - The Imitation Game
Meriterebbe di vincere: Paul Thomas Anderson - Vizio di forma

A Paul Thomas Anderson andrebbe semplicemente riconosciuto il merito di essere uno dei più grandi narratori viventi dell'America contemporanea. Invece vincerà il mediocre Moore con il suo script pro-Academy. 



MIGLIOR FILM STRANIERO

Vincerà: Ida
Meriterebbe di vincere: Ida

Qui non mi esprimo più di tanto, avendo visto solo Ida; dirò solo che la vittoria di Leviathan ai Globes potrebbe far cambiare colore al cavallo. 

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE

Vincerà: Dragon Trainer 2
Meriterebbe di vincere: Dragon Trainer 2

Anche qui ho visto solo il film della DreamWorks, e non sono tra coloro che si strappano i capelli per la mancata nomina di The LEGO Movie, film che ho trovato caruccio ma non geniale. 



MIGLIOR FOTOGRAFIA

Vincerà: Emmanuel Lubezki - Birdman 
Meriterebbe di vincere: Emmanuel Lubezki - Birdman

Anche quest'anno Roger Deakins rimarrà a bocca asciutta, ma stavolta non invocheremo al solito complotto. Lubezki si porterà a casa la seconda statuetta consecutiva e sarebbe illegale impedirglielo. 

MIGLIOR SCENOGRAFIA

Vincerà: Grand Budapest Hotel 
Meriterebbe di vincere: Grand Budapest Hotel

Dubbi? Io no.

MIGLIOR MONTAGGIO

Vincerà: Whiplash  
Meriterebbe di vincere: Grand Budapest Hotel

Il ruffianissimo montaggio di Whiplash ammalierà l'Academy, ne sono certo; però fatemi un favore, andatevi a vedere alcuni video online sulla precisione chirurgica del montaggio di Grand Budapest Hotel: rimarrete sbalorditi.



MIGLIOR COLONNA SONORA

Vincerà: Alexandre Desplat - Grand Budapest Hotel 
Meriterebbe di vincere: Alexandre Desplat - Grand Budapest Hotel

E' pure candidato per quella (più derivativa - sentire Einaudi) di The Imitation Game e anche se i Globes hanno preferito Johansson, il primo riconoscimento al compositore francese è sacrosanto. 

MIGLIOR CANZONE

Vincerà: Glory - Selma  
Meriterebbe di vincere: Glory - Selma

Qui vado a occhio. 

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI

Vincerà: Interstellar 
Meriterebbe di vincere: Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Farmi credere che le scimmie siano più umane degli umani, che altro aggiungere?



MIGLIOR SONORO

Vincerà: Interstellar 
Meriterebbe di vincere: Interstellar

Nolan in questo settore si circonda solo dei migliori. 

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO

Vincerà: Interstellar 
Meriterebbe di vincere: Interstellar

Qui vado proprio a caso. Anche perché gli ultimi premi di settore hanno premiato Birdman e Unbroken.

MIGLIORI COSTUMI

Vincerà: Grand Budapest Hotel 
Meriterebbe di vincere: Grand Budapest Hotel



MIGLIOR TRUCCO E PARRUCCO

Vincerà: Grand Budapest Hotel 
Meriterebbe di vincere: Grand Budapest Hotel

Dubitò si opterà per premiare il naso di Steve Carell, anche se gli ha permesso di essere nominato come miglior attore. 

MIGLIOR DOCUMENTARIO

Vincerà: Citizenfour 
Meriterebbe di vincere: Citizenfour 

Qui vado a pronostici, anche se Il sale della terra di Wenders potrebbe giocarsi le sue carte fino alla fine.

Per i cortometraggi non mi esprimo, dato che sarebbe un vero e proprio salto nel buio.

                   



martedì 3 febbraio 2015

Truman Capote: la sincerità al servizio dell'arte




Truman Capote - A sangue freddo (Capote), non è un biopic. Anzi, è come ogni biopic dovrebbe essere, se non altro al cinema. Prendere la vita di un personaggio e raccontarla sullo schermo, quindi racchiudere il suo spirito in una sequenza di immagini, è un compito difficilissimo.

L'essere umano è incoerente, con se stesso e con ciò che lo circonda; fare un film biografico nel senso più comune del termine è un'impresa impossibile, se in questo si vuole donare un'organicità e una coerenza fondamentali per una visione esaustiva e soddisfacente.

La mossa vincente è quindi quella di prendere un periodo (relativamente breve) e legarlo (per sineddoche) indissolubilmente alla figura pubblica del personaggio, in modo da esaltarne il lato più conosciuto e macchiettistico, ma anche di dissotterrarne i lati più nascosti e privati.

Quella di Truman Capote è stata una figura oltremodo ambigua, per i suoi contemporanei così come per le generazioni successive. Cercare di ricostruirlo sul grande schermo sarebbe stato sicuramente un suicidio commerciale e un insuccesso autoriale. L'intelligenza di Bennett Miller, qui al suo esordio alla regia, ha fatto si che ciò non accadesse.

Miller, infatti, si concentra su un determinato periodo della vita dello scrittore americano: dal 1959 al 1966, ovvero gli oltre sei anni che impegnarono Capote nella stesura del romanzo(-verità) che lo avrebbe consacrato nell'Olimpo della grande letteratura a stelle e strisce (e non solo).
Utilizzando quest'arco narrativo, Miller tratteggia una figura tanto carismatica quanto in perenne conflitto, devota all'arte e alla passione per essa quanto alla spesso esacerbante noncuranza per l'altrui opinione. Il film stesso è a sua volta specchio di questa ambiguità caratteriale che fa da fondamento alla strepitosa performance di Philip Seymour Hoffman (tragicamente scomparso il 2 febbraio 2014, e a un anno esatto mi sono sentito in dovere di recuperare questo suo "gioiello della corona").

Il Truman Capote di Seymour Hoffman corre sempre sul filo delle emozioni; lo spettatore vive il suo conflitto, ma non ha mai chiaro se Capote abbia instaurato un vero e solido rapporto di sincera affinità emotiva con Perry Edward Smith (uno dei due assassini del massacro di Holcomb, vicenda di cui tratta il libro), oppure stia solo inscenando una commedia per guadagnarsi quell'agognato finale di cui ha disperatamente bisogno.

Un'ambiguità che l'eccezionale regia di Miller, che catalizza al massimo la densissima e calibratissima sceneggiatura di Dan Futterman, non risolve mai pienamente, perché perfino lo stesso Capote ne era vittima, a volte consapevole, altre no; ecco allora che se mai si volesse cercare una certa sincerità nel tormentato (e maledetto) autore americano, questa sarà rintracciabile solo nella sua arte. Nei suoi romanzi, racconti, e ovviamente nel suo capolavoro - quel A sangue freddo, dal titolo così potente di cui persino Capote ha timore; il timore che possa davvero indicare una certa sua inclinazione per la spietatezza (artistica) che lo avvicina in maniera inquietante a quella (violenta) del suo oggetto d'investigazione.