(USA, 2013)
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Terence Winter
Cast: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Jean Dujardin, Rob Reiner, Cristian Milioti, Kyle Chandler
Genere: biografico, farsa
PUBBLICATO SU: The Horsemoon Post
L’ascesa e il declino di
Jordan Belfort che da novello broker di Wall Street in seguito al crollo del
1987 è costretto a reinventarsi completamente. Fonda una sua società di
consulenza finanziaria, sfrutta le falle del sistema, si arricchisce, si droga,
si diverte, sposa una donna bellissima, vive di eccessi e tutto questo non gli
basta mai.
Martin Scorsese ci aveva
già abituato a storie di eccessi e tentazioni, di ascese e declini, di follia e
depressione, stavolta lo fa con una nuova visione che non prevede né limiti né
regole proprio come il suo carismatico protagonista. Un uomo, Jordan Belfort,
molto assuefatto da quel sistema da lui stesso messo in piedi, per cui ogni
esagerazione rientra nel canone abituale della sua vita, senza la quale non
potrebbe andare avanti nemmeno un momento (“se devo morire, non me ne andrò da
sobrio” dice a un certo punto). Il regista newyorkese sa di cosa sta parlando,
inevitabile il parallelo con la sua vita, quella negli anni Settanta, fatta di
eccessi sfrenati, fiumi di droga, e un rapporto sconvolgente con la macchina da
presa, rapporto che Scorsese mima in maniera evidente anche in The Wolf of Wall
Street, film esagerato, ossessivo, esplosivo, delirante, eccessivo,
"stupefacente" appunto.
La parabola discendente
del broker di successo, la critica al meschino mondo della finanza che crea
figure assimilabili ai gangster del passato (e in qualche modo le movenze di
Belfort li ricordano), ma che in maniera davvero straniante sono ammirati e
accettati dalla società. Tutto il discorso che emerge in superfice è
ricostruito nei minimi dettagli, anche quelli che riguardano la materia
strettamente economica (di cui però ci viene fortunatamente risparmiata
l’esposizione morbosa) nascondono il vero tema della pellicola: la dipendenza.
Che si tratti di soldi, del sesso, della droga, la dipendenza è una bestia che
difficilmente ognuno di noi è in grado di sconfiggere, e Wall Street è il
mostro che ne esalta le sue potenzialità distruttive.
Nel suo aspetto formale
The Wolf of Wall Street è il delirio (nella sua valenza artistica) più
esageratamente ordinato, scandito in maniera vorticosa dal frenetico montaggio
(ancora una volta dell’ottima Thelma Schoonmaker), da una sceneggiatura
sbalorditiva (Terence Winter è pur sempre la penna che ha dato vita a The
Sopranos e Boardwalk Empire) sempre in costante impennata (le parti più
“sobrie” danno modo allo spettatore di riprendere il fiato) sostenuta e scossa
da un Leonardo DiCaprio gigantesco nel suo continuo gigioneggiare ed essere
sempre sopra le righe, come il personaggio e il tono del film richiede. La sua
è una prova maiuscola, complice il fatto di essere stato il primo a credere nel
progetto (da lui anche prodotto) e aver aspettato l’amico (e mentore) Scorsese
per realizzarlo. Al suo fianco la splendida sensualità e dolcezza di Margot
Robbie, incantatrice come poche altre, e la spassosità necessariamente
imbrigliata di Jonah Hill. Elettrizzante cameo di Matthew McConaughey che in
dieci minuti di pellicola scandisce il leitmotiv infinito della storia.
La pellicola ha già
ottenuto il Golden Globe al miglior attore in una commedia (andato a DiCarpio),
nonché cinque nomination ai prossimi premi Oscar (Miglior film, regia,
sceneggiatura non originale, attore protagonista - DiCaprio, attore non
protagonista – Hill).
VOTO : 9/10

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