(Italia, 2014)
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Paolo Genovese
Cast: Marco Giallini, Anna Foglietta, Vittoria Puccini, Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Laura Adriani
Genere: commedia
Francesco fa l'analista a Roma, separato da quasi vent'anni dalla moglie ha cresciuto le sue tre figlie praticamente da solo, facendo loro non solo da padre e madre ma anche da psicologo di famiglia. Un ruolo che orma calza stretto a Francesco, alle prese con la crisi d'identità di Sara (che da lesbica convinta decide di dedicarsi agli uomini dopo l'ennesima rottura), con i sogni di Marta (la quale perde s'innamorerà di un "cleptomane sordomuto") e con Emma, che un bel giorno gli presente il suo amante, di ben trentadue anni più grande.
Paolo Genovese scrive e dirige (il soggetto è tratto dal suo primo romanzo omonimo, pubblicato quasi in contemporanea con l'uscita del film) una commedia diversa dai suoi soliti film; il regista romano infatti, dopo la collaborazione con Luca Miniero e un paio di tentativi apprezzabili come La banda dei Babbi Natale e Immaturi, era scaduto miseramente con il fiacco sequel di quest'ultimo. Non che Tutta colpa di Freud sia una commedia irresistibile, tutt'altro, ma a differenza dei suoi precedenti lavori si accoglie più favorevolmente il tentativo di questo regista di rimettersi al lavoro (a differenza del collega Miniero che sforna una pellicola ridicola dopo l'altra, ma ,complici gli incassi, sembra anche obbligato). Prima di tutto è encomiabile la scelta, ottima, di collocare Marco Giallini in un ruolo per lui anomalo, ovvero lo psicanalista, uomo colto per eccellenza quando invece eravamo soliti vederlo in ruoli più coatti e "romani" come nei recenti Posti in piedi in paradiso e Buongiorno, papà. Giallini, incredibile ma vero, sembra nato per un ruolo simile, dove gioca perennemente in sottrazione e sembra quasi far fatica a trattenersi, come d'altronde uno psicanalista ha l'obbligo morale di fare.
Purtroppo certi difetti del cinema di Genovese ci sono ancora, e portano a chiedersi se senza questi il regista romano sarebbe in grado di sfornare un buon cinema, anche autoriale, perché la voglia c'è ed è evidente; la costruzione narrativa è apprezzabile, ma alcune forzature sono evidenti, così come l'esasperante utilizzo della voce-off soprattutto nell'incipit, e la fastidiosissima prassi dell'inserimento di canzoni contemporanee per nascondere alcune carenze dello script. Tutti i personaggi poi sono descritti minuziosamente (il più debole e poco credibile è quello di Vittoria Puccini, anche la meno convincente nel cast), e la direzione degli attori e delle scene appare finalmente meditata, a differenza di tanti, troppi prodotti simili.
Menzione speciale per Anna Foglietta, vera scoperta del film; classe 1979, è la vera mattatrice del film, ricca di brio e verve recitative sia nell'espressione che nella fisicità scenica. Sarebbe curioso vederla protagonista assoluta, con la certezza che non deluderà le aspettative.
VOTO : 6,5/10

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