sabato 1 febbraio 2014

I segreti di Osage County, la recensione

August: Osage County
(USA, 2013)
Regia: John Wells
Sceneggiatura: Tracy Letts
Cast: Meryl Streep, Julia Roberts, Ewan McGregor, Chris Cooper, Abigail Breslin, Juliette Lewis, Sam Shepard, Benedict Cumberbatch
Genere: Dramma familiare



L'inatteso suicidio di Beverly Weston, alcolizzato e depresso, porterà la moglie Violet, anch'essa con problemi di dipendenza da farmaci, ad avere tutta la famiglia riunita sotto lo stesso tetto per le celebrazioni del funerale; non sarà facile trattenere tutti i rancori del passato, soprattutto visto il carattere al vetriolo di Violet e Barbara, la figlia maggiore.
Se siete alla ricerca di personaggi femminili tosti, forti e dannatamente dominanti, I segreti di Osage County è di certo il film che fa al caso vostro; negli ultimi anni, niente come questo dramma familiare, trasposizione di un'opera teatrale scritta da Tracy Letts (e adattata dalla stessa), ha saputo ritrarre così cinicamente l'universo femminile, attorno al quale ruota l'esistenza della controparte maschile, debolmente rappresentata. I personaggi di Sam Shepard, Ewan McGregor, Benedict Cumberbatch e perfino Chris Cooper sono dei veri e propri inetti che non hanno saputo tener testa alla vita e alle sue difficoltà in maniera adeguata rispetto alle mogli/madri, che invece hanno sempre un'ultima parola per tutto e tutti.
Semplicemente strepitosa Meryl Streep, capace di regalarci una performance in cui la sua Violet esplode in tutta la sua violenza (verbale) drammaturgica, in grado di mangiarsi in un sol boccone la pur eccezionale Julia Roberts (erano anni che non recitava così bene). I loro ruoli sono di sicuro caratterizzati fino agli estremi, ma è proprio questa la carta vincente di un film che analizza una famiglia calata nell'universo desolato dell'Oklahoma: è appunto l'America a emergere nel sottotesto di un racconto amaro e contraddittorio, pessimista e annichilente. Emblematico l'episodio del pranzo post-funerale in cui un'indiavolata Streep provoca e annienta le proprie figlie colpevoli di non aver saputo dare un senso più alto alle proprie esistenze, nonostante i sacrifici fatti; un discorso in cui né l'autrice (Letts) né tantomeno il regista (Wells) decidono di prendere posizione, lasciando allo spettatore il compito di scegliere da che parte stare in base alle proprie esperienze di vita.
Insomma l'universo femminile raccontato da August: Osage Count potrà pure apparire grottesco e artificioso, ma non si farà fatica a crederci sul serio.
VOTO : 7/10


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